
ANSA: 2008-01-18 17:49MAFIA: CUFFARO CONDANNATO A CINQUE ANNI PALERMO - Il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, imputato di favoreggiamento aggravato alla mafia e violazione di segreto d'ufficio, è stato dichiarato colpevole senza aggravante e condannato a cinque anni di reclusione. Cuffaro è stato anche interdetto dai pubblici uffici per la durata della pena. |




Da una prigione all’altra
Rapporto dall’interno del Centro di Prima Accoglienza di Cassibile
di Roman Herzog
Siracusa - Il bambino di quattro anni spinge la testa contro le sbarre. Ma c’è poco da fare. È già troppo grande, oppure sono le sbarre ad essere troppo strette: una ogni dieci centimetri. La recinzione è alta cinque metri e mezzo, le sbarre finiscono con delle punte temperate. L’ultimo metro è opera recente, si vedono ancora i segni delle saldature e della vernice. Seduti dall’altro lato della gabbia, i carabinieri si godono il sole del primo pomeriggio. Fissano silenziosamente il bambino, senza nessuna reazione. Da qui non può scappare nessuno. Siamo all’interno del Cpa (Centro di prima accoglienza) di Cassibile, in provincia di Siracusa. Un’area ingabbiata di 40 metri per 20. All’interno, un cortile e una struttura di due piani, senza finestre al secondo piano. Si tratta di una delle principali strutture di detenzione dei migranti sbarcati in Sicilia. Nel mese di ottobre 2007, centinaia di migranti e rifugiati sono arrivati lungo le coste siracusane, ma negli ultimi dieci giorni non ci sono stati nuovi arrivi. Eppure al Cpa si trovano 170 persone (N.B. Nelle scorse settimane si sono toccati picchi di 400 persone, di cui 100 bambini...), chiuse in una struttura fatiscente, improvvisata, che basterebbe al massimo per 100 persone, e dove le persone per legge non dovrebbero rimanere se non per un breve periodo in attesa di essere trasferiti in altri centri, e in particolare i minorenni non dovrebbero essere rinchiusi se non per il massimo di 96 ore. Ma l’assistente sociale Angela Odo sottolinea che “la capienza è di 150 persone”, e che “le 170 presenze sono poche, visto che negli ultimi mesi ci sono state stabilmente oltre 400 persone”. Mi spiega che il problema è strutturale e che dipende della burocrazia, perché per essere smistati, “si devono smaltire prima un po’ di stranieri negli altri centri di permanenza”.
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Nel suo sguardo c'è qualcosa di malinconicamente inatteso, inaccettabile e incomprensibile.
Ha il corpo della donna che ha finito di formarsi, che ha visto mutare il volume dei suoi fianchi, che ha smesso di toccarsi i seni rimanendo stupita davanti allo specchio della camera da letto dei suoi genitori. I capelli lunghissimi e biondi le cingono il suo viso dolce dallo sguardo spento. Il tono della sua voce è sempre identico; non si arrabbia e non gioisce, non si stupisce né inorridisce. Ad ogni domanda risponde sempre con lo stesso tono, dopo una breve pausa di comprensione.
L'adolescenza, a volte, ha il sapore amaro dell'incapacità di misurarsi con se stessa, di comprendere la propria dimensione nel mondo e quanto questa muti con il crescere dell'età. Tutto ciò che fai vale mano di quello che viene creato da ogni altra persona, e non ti senti all'altezza delle situazioni che ti si presentano davanti.
La conobbi in una mattina d'autunno, mentre il traffico delle macchine irrompeva nel rumore scrosciante della pioggia. Portava un paio di jeans e un maglioncino comune, per non dare troppo all'occhio. Il mucchio dei suoi capelli sembrava le coprisse il viso in maniera scomposta, quasi a volerla nascondere al mondo intero. La madre, bellissima, le sedeva accanto e sembrava incoraggiarla.
Sarà difficile sanare le buche nella strada già percorsa, ma ci sono viali alberati che si vedono in lontananza.


